Cos'è, come si calcola davvero, e perché il valore che ti calcoli da solo è quasi sempre sbagliato.
Tra tutti gli indici che si possono calcolare su un bilancio, il DSCR è tra i pochi che una banca guarda prima di deliberare un affidamento. Non misura quanto sei patrimonializzato o quanto fatturi: misura una cosa sola, ma decisiva — se la cassa che l'azienda produce basta a pagare le rate che ha in scadenza. È un indice dinamico e prospettico: non fotografa il passato, prova a dire se reggerai i prossimi mesi.
Questo lo rende un'arma a doppio taglio. Un progetto industriale eccellente può essere respinto in istruttoria se il DSCR prospettico è sotto soglia. E dal 2019 il DSCR è entrato nel Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) come indicatore di allerta: sotto certe soglie, l'organo amministrativo ha l'obbligo di attivarsi.
Qui si separa chi conosce l'indice da chi lo ripete. Il DSCR non ha una formula: ne ha due configurazioni, che rispondono a due domande diverse.
Non esiste una soglia unica valida per tutti — dipende da banca, settore, struttura del debito e profilo di rischio. Ma la prassi bancaria e la normativa danno riferimenti abbastanza stabili:
| Valore DSCR | Cosa segnala |
|---|---|
| < 1,0 | La cassa non copre le rate. Presunzione di crisi ai sensi del Codice della Crisi. La banca può classificare il credito come deteriorato e rivedere gli affidamenti. |
| 1,0 – 1,2 | Zona grigia: copre, ma senza margine. Basta un peggioramento degli incassi per scendere sotto 1. La banca chiede garanzie o applica spread più alti. |
| 1,2 – 1,3 | Area di comfort bancaria. È il range in cui gli istituti considerano il debito sostenibile per nuovi finanziamenti. |
| > 1,3 | Ampio margine di sicurezza. Apre a condizioni di tasso più favorevoli e istruttorie più rapide. |
Riferimenti: prassi bancaria in linea con le Linee guida EBA recepite da Banca d'Italia; soglie di allerta secondo il CNDCEC per il Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019).
La formula sembra semplice — una divisione — e chiunque abbia un foglio Excel è tentato di farsela. Ma il numeratore è un flusso di cassa, non un margine di conto economico, e la differenza tra i due è dove nascono gli errori che costano un finanziamento negato.
Prendiamo un caso didattico — Alpha S.r.l., PMI manifatturiera, dati di fantasia a scopo illustrativo. Alpha chiude l'anno con un EBITDA di 230.000 € e deve rimborsare, nei prossimi dodici mesi, rate per 180.000 € tra quota capitale e interessi.
Ma Alpha incassa a 120 giorni e paga i fornitori a 60. Nell'anno il capitale circolante è cresciuto di 85.000 €: cassa prodotta come margine ma intrappolata in crediti e magazzino, non disponibile per pagare le rate. Il flusso di cassa operativo reale non è 230.000, ma circa 145.000 €.
E qui la parte che ribalta la situazione: con gli aggiustamenti giusti sul circolante — rinegoziare i tempi di incasso, agire sul magazzino, allungare la durata dei finanziamenti — Alpha può riportare il DSCR sopra 1,2 senza vendere di più. Ma serve prima misurarlo bene, e poi sapere quali leve muovere.
→ Perché utile e cassa non coincidono — e come governare il capitale circolante
Il DSCR calcolato male è più pericoloso di uno non calcolato, perché dà una falsa sicurezza — o una falsa allerta. Governarlo significa:
Il primo passo è gratuito. Scopri dove si posiziona la tua impresa su DSCR, Z'-Score e indicatori di allerta.
Calcola gratis il tuo Score →Il DSCR è il cuore di ogni business plan bancario. Il nostro lo calcola anno per anno secondo le linee guida EBA.
Scopri il Business Plan →Vuoi parlarne con un CFO? Analizziamo insieme il DSCR della tua impresa e le leve su cui agire.
Parla con noi →A cura di AFB — Analysis for Business.
Contenuto tecnico validato secondo le indicazioni del CNDCEC per il Codice della Crisi d'Impresa (D.Lgs. 14/2019), i principi OIC 10 e le Linee guida EBA in materia di concessione del credito.
Non necessariamente: il DSCR non è un adempimento contabile, è un indicatore di pianificazione e allerta. Molti studi contabili si concentrano su dichiarazioni e bilancio, non sul controllo prospettico dei flussi. È però un problema se ti presenti in banca o affronti un investimento senza conoscerlo: è il numero su cui l'istruttoria si gioca. Serve una funzione di direzione finanziaria — interna o esterna — che lo governi.
No. Il rating è il giudizio complessivo di merito creditizio che la banca attribuisce all'impresa; il DSCR è uno degli input che concorrono a formarlo, insieme ad andamentale, centrale rischi e indici di bilancio. Un buon DSCR aiuta il rating, ma non lo esaurisce.
Essendo prospettico, va aggiornato a ogni revisione del budget di tesoreria — almeno semestralmente — e sempre prima di richiedere nuovo credito o affrontare un investimento rilevante. Un DSCR calcolato una volta e archiviato non serve a nulla: è uno strumento di monitoraggio continuo.
Sì, ed è spesso la via più rapida. Le leve non stanno sui ricavi ma sulla cassa: ridurre i tempi di incasso dai clienti, ottimizzare il magazzino, allungare la durata dei finanziamenti per alleggerire le rate, valutare il factoring. Sono interventi sul capitale circolante e sulla struttura del debito che spostano il DSCR anche a parità di fatturato.